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Uorld Cempion 2011
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Il due volte campione del mondo (in 125 e 250), abbandonate le corse a 25 anni nel 2008, è uno dei 14 convocati della Nazionale sammarinese di 'futsal' per le qualificazioni europee: "Essere qui è una prima sfida. Rimpianti? No, ora mi sento un uomo più completo e felice"
di GIANLUCA STROCCHISAN MARINO - Potrebbe chiedere consiglio a lui Usain Bolt, re degli uomini jet, che recentemente ha sbandierato ai quattro venti il sogno di voler diventare calciatore una volta lasciata l'atletica. Lui è Manuel Poggiali, un altro che di velocità se ne intende, anche se non a piedi come lo sprinter giamaicano ma in sella a una moto. E dopo aver scritto pagine di storia, essendo il primo campione del mondo negli oltre 1700 anni di vita della piccola repubblica di San Marino, con i titoli nel 2001 (in classe 125 con la Gilera) e 2003 nella quarto di litro su Aprilia (da rookie in categoria non ci riuscì neppure un certo Valentino Rossi...), ha messo a segno un'altra impresa, che onestamente pochi nello sport ad alto livello possono vantare.

CALCETTO, LAVORO E FAMIGLIA - Abbandonato il circus delle due ruote a sorpresa nel 2008, a soli 25 anni, senza approdare alla MotoGp, Poggiali è infatti uno dei 14 convocati della Nazionale sammarinese di futsal (o calcio a cinque per dirla comunemente), che sta per esordire sul palcoscenico europeo. Da giovedì a domenica a Tampere, in Finlandia, il girone di qualificazione per la rassegna 2012 in Croazia, con Cipro, Albania e padroni di casa come avversari. "E' stata una piacevole sorpresa anche per me - ammette l'ex prodigio delle moto, che ha fatto anche qualche apparizione nei rally come navigatore - considerando che ho iniziato a praticare il calcetto un paio di anni fa, nel tempo libero. Mi ha subito preso e così ho cominciato a disputare il nuovo campionato creato dalla nostra federazione. Anche perché sono sempre stato appassionato di calcio, gran tifoso del Milan e del Pennarossa, la squadra di Chiesanuova, il Castello di San Marino in cui sono nato, con la quale avevo anche giocato alcune gare ufficiali. E sono contento di poter praticare un'attività sportiva conciliandola con il lavoro attuale al comitato olimpico e gli impegni familiari, in particolare nel seguire con Michela nostro figlio Claudio, nato a fine 2008".

DA ULTIMO ARRIVATO HA CONVINTO IL CT - Perfezionista e super esigente (prima di tutto con se stesso) quando era sulle due ruote, Poggiali deve aver mantenuto lo stesso tipo di approccio anche verso il calcetto (altro che sfide scapoli-ammogliati), se è vero che da ultimo arrivato ha convinto il ct Luciano Mularoni superando a tutto gas chi con il pallone avevano confidenza da più tempo. "Non credo che l'esser stato un campione mi abbia aiutato più di tanto, a parte forse una certa mentalità vincente. Ho sempre pensato a dare il massimo, mosso dalla voglia di far vedere al nostro selezionatore che potevo giocarmi le mie carte. E' a lui che bisogna chiedere ragione delle sue scelte, forse ha apprezzato lo spirito con cui ho affrontato questa avventura e la disponibilità a mettermi in gioco. E sinceramente in questi tre mesi di allenamenti in chiave Nazionale ritengo di essere molto migliorato. Far parte dei convocati è una prima sfida vinta, così come un gran motivo di orgoglio poter rappresentare il mio Paese nello storico debutto europeo. Io e i miei compagni siamo chiamati a ben figurare anche per i dieci che sono rimasti a casa ora che il gruppo di 24 giocatori è stato scremato a 14 nomi".

UN FUTURO AMBIZIOSO... NEL PALLONE - Ora che ha intrapreso una 'seconda carriera sportiva', il titano ha progetti ambiziosi per il futuro. "Far parte dei convocati è una prima sfida vinta per il sottoscritto, così come un gran motivo di orgoglio è poter rappresentare il mio Paese nello storico debutto sulla scena europea.. Ma non mi voglio fermare qua. Un altro obiettivo, infatti, è impegnarmi per crescere ancora e meritare in futuro altre opportunità del genere, per emozionarmi nel sentire l'inno nazionale e vedere la nostra bandiera. Del resto, carta d'identità alla mano, guardando all'età media degli altri, ho davanti ancora un po' di anni".

UN RINFORZO PER LA NAZIONALE PILOTI - Insomma, possono contare su un rinforzo doc in più Schumacher, Alonso, Trulli e gli altri assi della Nazionale Piloti per le loro partite a scopo benefico. "Ho giocato con loro qualche volta, in quegli eventi l'aspetto agonistico passa in secondo piano, quel che conta è poter dare una mano a chi è meno fortunato di noi. Ero stato invitato anche per la gara a Padova a fine 2010, ma purtroppo ero in vacanza e non ho potuto partecipare. Spero però che ci possano essere altre occasioni per indossare la maglia a scacchi bianconeri...".

SPORT INDIVIDUALE E SPORT DI SQUADRA - A sentirlo parlare sembra un altro rispetto all'enfant prodige chiuso e fragile psicologicamente (ha perso il padre a 16 anni) che aveva bruciato le tappe su una moto. In pista Manuel correva da solo, situazione ben diversa da uno sport di squadra come l'attuale. "Sai che devi collaborare con gli altri, in campo e fuori, e le complessità aumentano in un contesto di gruppo. Occorre un clima di armonia, a dire il vero necessario anche all'interno di un team motoristico, dove si devono avere ben chiari gli obiettivi e il pilota è il finalizzatore del lavoro collettivo.

"AVESSI AVUTO LA FORZA MENTALE DI LORENZO..." - Un due volte campione del mondo, che in tanti avevano definito 'il nuovo Valentino Rossi', non può aver del tutto chiuso con il primo amore. "I rapporti con l'ambiente motoristico sono rimasti. Da aprile, ad esempio, inizierò a tenere corsi di guida in moto al circuito di Adria. Poi mi piace seguire di persona i Gran Premi vicino casa, ovvero Mugello e Misano, anche per rivedere amici ed ex colleghi, mentre per le gare in altri Paesi mi accontento della tv. Valentino è Valentino e con la Ducati farà grandi cose, ma il cambiamento di Lorenzo è stato qualcosa di incredibile. Avrei voluto io essere come lui. Nel senso che ha lavorato tantissimo a livello mentale, capacità che poteva venire comoda anche a me... Me lo ricordo bene Jorge da piccolo, siamo stati anche compagni: era intrattabile, non sorrideva mai, arrivava nel box e manco ti salutava. Adesso è un'altra persona. Da quel punto di vista è il più avanti di tutti. Rimpianti? Non ne ho, la mia carriera è finita presto, però poi sono migliorato tantissimo dal punto di vista relazionale e mentale. E adesso - conclude Manuel - mi sento un uomo più completo e felice di allora".

(19 gennaio 2011)


http://www.repubblica.it/rubriche/la-storia/2011/01/19/news/poggiali_da_moto_a_calcio_a_5-11392407/?rss

Sono contento! :cincin:


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